LES ARTS ESTHÉTIQUES ET MARTIAUX DU JAPON

23 septembre – 4 octobre 2026 – Padoue (Italie)

Lien site tsukikage.it

Cet événement vise à sensibiliser le public et toute personne désireuse d’approfondir sa compréhension du lien entre les multiples facettes de la culture (arts esthétiques) et la tradition martiale des arts martiaux japonais. Il comprendra une exposition internationale de calligraphie et une série d’activités pratiques, telles que des conférences, des ateliers et des démonstrations publiques de calligraphie et d’autres disciplines.

L’objectif est de souligner l’importance des aspects culturels (calligraphie, musique, artisanat) dans la formation des pratiquants d’autres disciplines, notamment les arts martiaux, afin de cultiver leurs valeurs humaines par une attitude positive qui englobe des qualités telles que le respect, la courtoisie et la bienveillance.

L’exposition de calligraphie, point d’orgue de l’événement, présentera environ quatre-vingts œuvres de membres japonais et internationaux (Suisse, France, Allemagne, Espagne et Italie) de l’Institut de recherche en calligraphie Tōka Shoin de Tokyo, école fondée en 1937, qui exposera pour la troisième fois en Europe et pour la première fois en Italie.

Parmi les autres disciplines culturelles proposées figurent : le taiko (tambours japonais), le kumihimo (tressage de fils), le toughishi (polissage de lames), le kintsugi (réparation avec l’or) et le tenkoku (gravure de sceaux). Un stage d’armes, en présence de maîtres experts, est également prévu pour le week-end du 26 au 27 septembre.

Cet événement est organisé par l’Association Tsuki Kage Dojo ASD de Padoue, qui propose des cours multidisciplinaires d’arts japonais. Il bénéficie du patronage de la Municipalité de Padoue, de l’Université de Padoue , du Consulat du Japon à Milan et de l’Institut culturel japonais à Rome (pour l’exposition de calligraphie uniquement). Il est également soutenu par plusieurs associations et fédérations d’arts martiaux (Shumeikai Italia, la Fédération européenne de Jodo et la Fédération européenne de Iaido).


Taiko

TAIKO

太鼓 (“grande tamburo”)

Il Taiko, tamburo tradizionale giapponese, è il mezzo per amplificare la vibrazione dell’animo e risuonare assieme. Un tempo usato in guerra e successivamente nei templi, ora risuona nei teatri e nelle feste popolari (お祭り omatsuri). Attraverso la pratica, permette di trovare la scintilla che mette in moto corpo, mente e spirito, scendere nel profondo di noi stessi e dialogare con la propria anima.

Gianfranco Manuali

Corso Taiko base – Munedaiko


KUMIHIMO

KUMIHIMO

組み紐 (“intreccio di fili”)

Una tecnica molto antica, forse addirittura precedente alla tessitura, è quella dell’intreccio di tre o più fili di materiale flessibile. Particolarmente adatta alla realizzazione di cordini, nastri o fettucce, da usare per l’acconciatura dei capelli o la realizzazione di cinture (帯 obi) e ferma cinture (帯締め obi jime), corda decorativa utilizzata per tenere ferma la fascia del kimono), il Kumihimo era usato per la realizzazione dei sageo delle spade (下緒 cordini per fissare il fodero della spada all’obi) o per ricoprire le loro impugnature (柄 tsuka), nonchè per creare i cordoncini che fissavano le placche metalliche delle armature (鎧 yoroi).

Le “trecce” si distinguono sostanzialmente da un tradizionale tessuto, anche se fatto a mano: la larghezza dell’intreccio è generalmente molto limitata e i fili si intersecano tra loro diagonalmente, senza differenziazione tra trama e ordito.

Probabilmente proveniente dalla Cina e, successivamente, dalla Corea, l’arte giapponese dell’intreccio dei fili ha rapidamente assunto delle connotazioni culturali e religiose. Le varie tipologie di intreccio venivano impiegate nelle cerimonie buddiste con precisi significati simbolici e, successivamente, nelle cerimonie legate alla cultura Zen.

Maurizio Duse


TOGISHI

TOGISHI

研ぎ師 (“politore di lame”)

Il Togishi è un artigiano esperto nella lucidatura e affilatura delle lame giapponesi. Al politore è affidato il compito delicato di esaltare quello che il maestro forgiatore ha realizzato, e di racchiuderne l’interpretazione nel prodotto finito.

La politura deve infatti rispettare, anzi esaltare, le geometrie della lama, la “stoffa” dell’acciaio e la sua trama (地肌 jihada). Seguendo un antichissimo protocollo, l’esperto Togishi userà delle pietre di grana via via decrescente, fino a far risaltare e valorizzare al meglio le caratteristiche tecniche uniche della lama. Dopo molte ore di lavoro, tratterà le superfici della lama con degli ossidi in soluzione d’olio per ottenere i giusti contrasti, il dorso con dei particolari utensili in modo che risulti praticamente a specchio e la parte tagliente (刃文 hamon) con delle piccole pietruzze per risaltarla e per tirarne fuori tutte le sue peculiarità.

Maurizio Duse


KINTSUGI

KINTSUGI

金継ぎ (“riparare con l’oro”)

Il Kintsugi è un’antica tecnica di restauro giapponese delle ceramiche, che consiste nell’utilizzo di una resina naturale (lacca漆 urushi), per riunire i pezzi rotti, mentre le linee di rottura sono evidenziate, abbellite ed impreziosite mediante l’applicazione di polvere l’oro.

Gli oggetti restaurati acquistano una nuova bellezza, rendendo la loro imperfezione un punto di forza e di rinnovato valore artistico. Ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico e irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi.

In occidente il Kintsugi è noto anche per i suoi importanti significati metaforici, creando un parallelismo di natura filosofica e psicoanalitica tra le fratture “riparate” della ceramica con quelle del corpo umano e della sua parte spirituale, richiamando anche concetti filosofici e psicologici come la resilienza e l’accettazione dell’imperfezione.

Maurizio Duse


TENKOKU

TENKOKU

篆刻 (“incisione di sigilli”)

Il Tenkoku è la raffinata arte di scolpire i sigilli tradizionalmente utilizzati come firma nei documenti e nella calligrafia dell’Asia orientale. I sigilli, noti come in (印, più comunemente 印鑑 inkan o 判子 hanko) vengono incisi con il particolare stile di scrittura tensho(篆書), mediante piccoli scalpelli, solitamente su elementi in pietra o legno.

Nell’arte della calligrafia (shodō 書道via della scrittura) il sigillo completa la firma dell’artista ed è una parte essenziale della composizione: il calligrafo deve collocarlo con precisione per bilanciare i pieni e i vuoti creati dai tratti del pennello. Apporre il sigillo rappresenta l’atto finale, il gesto conclusivo, con il quale la pietra incisa àncora alla carta il volo etereo del pennello.

Nello shodō si utilizzano due tipi di sigilli, legati al diverso effetto di stampa sul foglio: l’hakubun (白文 caratteri bianchi) produce un’incisione in negativo (陰刻 inkoku), mentre lo shubun (朱文 caratteri rossi) genera un’incisione in rilievo (陽刻 youkoku). Piccole irregolarità — come bordi frastagliati o leggere interruzioni nelle linee — non sono difetti, ma tocchi intenzionali aggiunti dall’incisore. Evocano il trascorrere del tempo e trasmettono un senso di naturalezza e di semplice eleganza all’opera.

Marzio Rancan